domenica 6 novembre 2011

Gaffe dell'ambasciatore israeliano in Francia

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/unholy-alliance-israel-s-right-and-europe-s-anti-semites-1.393941

Ron Prosor, ambasciatore israeliano all'ONU, ha partecipato ad un pranzo organizzato a New York da Marine Le Pen, che ha ereditato il posto di segretaria del Fronte Nazionale francese dal padre Jean-Marie.

Prosor ha dichiarato che, non appena si è reso conto di dove si trovava, è scappato via - ma pochi credono ad un errore.

Adar Primor, l'autore dell'articolo, lamenta che da molto tempo la destra israeliana (al governo d'Israele) non va tanto per il sottile, e quando si tratta di reclutare sostenitori delle sue politiche, accetta anche persone e formazioni politiche di garantita fede razzista.

Non le viene in mente che se una minoranza è in pericolo (come ad esempio i mussulmani in Europa), tutte sono in pericolo (come ad esempio gli ebrei in Europa) - né che è molto sospetto che chi odiava gli ebrei dichiarandoli estranei e pericolosi per la civiltà europea ora dichiari estranei e sospetti i loro cugini arabi.

E' cambiato il bersaglio, non l'atteggiamento.

Raffaele Ladu

giovedì 3 novembre 2011

Non saper riconoscere l'apartheid

[1] http://www.nytimes.com/2011/11/01/opinion/israel-and-the-apartheid-slander.html

[2] http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/11/201111274233586837.html

[3] http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/11/2011113134340845649.html

[4] http://www.jta.org/news/article/2011/11/01/3090064/in-south-africa-apartheid-era-divisions-in-jewish-community-linger

Il giudice Richard Goldstone, che comandò la commissione d'inchiesta ONU sulla guerra di Gaza del 2009, ha scritto l'articolo [1], in cui argomenta che Israele non merita di essere accusato di praticare l'apartheid.

Due collaboratori di Aljazeera, Ben White e Richard Falk (quest'ultimo commissario ONU per i diritti umani dei palestinesi) hanno scritto gli articoli [2] e [3] in cui rispondono a Richard Goldstone.

Il dibattito è certamente interessante, e la mia opinione, se interessa, dipende da una questione preliminare: si può parlare di apartheid quando la popolazione oppressa vota?

Secondo me, no, e questo significa che il concetto di apartheid si applica soltanto ai palestinesi dei territori (loro stessi preferiscono chiamarsi "palestinesi del 1967"), che non sono cittadini israeliani, e pertanto non votano e vivono sotto un'occupazione militare di cui non si prevede la fine.

Invece gli arabi israeliani (che preferiscono chiamarsi "palestinesi del 1948") sono cittadini israeliani, ma ciononostante subiscono forti discriminazioni su base etnico/religiosa, teorizzate per giunta da molti ebrei israeliani con i pretesti più vari.

La "soluzione a due stati" eliminerebbe l'apartheid (perché i "palestinesi del 1967" avrebbero uno stato di cui essere cittadini a pieno titolo), ma non ancora le discriminazioni a danno dei "palestinesi del 1948" - che molti ebrei dichiarano connaturate alla loro definizione di "Israele come stato ebraico".

Questo è questo uno dei motivi per cui la maggior parte dei palestinesi ha inteso la richiesta di Netanyahu di riconoscere "Israele come stato ebraico" come una provocazione. Prima si chiarisce e si dimostra che uno stato ebraico può concedere la parità dei diritti ai non ebrei, e poi si può discutere del problema serenamente.

Nello studiare il dibattito sull'essere Israele uno stato di apartheid o meno, non va dimenticato l'articolo [4], che mostra che gli organismi di governo delle comunità ebraiche del Sudafrica furono complici del sistema di apartheid - quello idealtipico e prototipico - anche agendo contro i suoi oppositori iscritti nelle comunità.

Questo non per motivi religiosi (molti ebrei, specialmente i più giovani, lottarono contro l'apartheid oppure lasciarono il paese per non rendersene complici), ma per lo stesso opportunismo e razzismo che motivava i bianchi non ebrei.

Ed anche perché, penso io, per una piccola comunità (in questo caso quella ebraica) che cerca di integrarsi in una più grande (in questo caso quella bianca), è molto allettante la scorciatoia data dal condividere i suoi pregiudizi, e dal voler farsene garante contro chi (di solito i più giovani, che si sentono già integrati) invece li vuole combattere - solo che spesso così facendo si finisce con il combattere le battaglie di retroguardia, ovvero di farsi bastioni dei pregiudizi che la maggioranza ormai si vergogna a provare.

Il cosiddetto "conservatorismo femminile" ha quest'origine, non in una diversa natura delle donne; ed in tutti i paesi è più facile trovare omofobi tra gli immigrati che tra coloro che vi abitano da lungo tempo.

Tornando in argomento, uno dei più grossi errori che fanno le comunità ebraiche del mondo è quello di sostenere la politica d'Israele, qualunque essa sia, ed anche se attirerebbe giuste condanne se fosse opera di un altro paese - e l'essere stato Israele uno dei pochi paesi del mondo disposto ad avere rapporti con il regime sudafricano (mentre l'ANC ha avuto l'appoggio dell' OLP negli anni della clandestinità e della lotta armata), con l'appoggio automatico degli organismi comunitari ebraici, non ha fatto che compromettere gravemente l'immagine d'Israele nel Sudafrica post-apartheid.

L'esodo dei giovani ha portato ad una catastrofe finanziaria per queste comunità - e l'articolo [4] si conclude dicendo che le uniche persone che potrebbero intervenire con cognizione di causa, perché conoscono di prima mano la realtà sia dell'attuale Israele che del passato Sudafrica, e che ad avviso dell'autore dell'articolo potrebbero smentire l'accusa di apartheid rivolta ad Israele, si trovano paralizzate dal fatto che dovrebbero prima cominciare un dibattito in casa loro.

La mia opinione è invece che, se fosse così evidente la differenza tra Israele e Sudafrica, sarebbe più facile affrontare l'argomento proprio cominciando da Israele, e poi passare agli errori del passato in Sudafrica.

Raffaele Ladu

lunedì 31 ottobre 2011

La reinvenzione di un passato

I giornali Haaretz (T"A) e Forward (NYC) spesso co-pubblicano degli articoli, ovvero Haaretz pubblica l'incipit, con un link all'articolo intero su Forward.

Di quest'articolo (questa è l'anteprima su Haaretz) sono particolarmente interessanti questi due paragrafi:

(quote)

Secondo Gershom Gorenberg, autore del libro di prossima pubblicazione "The Unmaking of Israel = Il disfacimento d'Israele", la pressione per la segregazione dei sessi negli spazi pubblici fa parte di una galoppante vigilanza religiosa nel mondo haredi, in parte causata dalla mancanza di una conoscenza tramandata di padre in figlio di come gli ebrei tradizionali nelle generazioni precedenti vivessero davvero la loro quotidianità. Molte di queste pratiche religiose e culturali sono andate perdute durante l'Olocausto, egli dice, ed in loro mancanza le comunità haredi in Israele ed altrove hanno adottato un approccio alla legge halachica, cioè ebraica, del tipo "inflessibile è meglio".

In realtà, dice Gorenberg, sono delle innovazioni. "Quello che ritengo notevole di questo è che sta accadendo in una comunità che si dichiara conservatrice e contraria alle innovazioni", dice.

(unquote)

Uno storico osserverebbe che non si tratterebbe certo del primo gruppo umano che cerca di riallacciarsi ad un passato glorioso ma, per ignoranza o consapevole manipolazione (Gorenberg propende, in questo caso, per la prima ipotesi), finisce con il reinventarlo.

Capita anche da noi, e purtroppo queste "reinvenzioni" del passato vanno sempre a danno dei sottogruppi più deboli - nel caso haredi sono le donne, altrove sono i rom e gli immigrati, quasi ovunque le persone LGBT.

Raffaele Ladu

Una proposta di legge preoccupante

Questa è la traduzione inglese della proposta di legge:

http://www.acri.org.il/en/wp-content/uploads/2011/10/Jewish-state-bill-ENG.pdf?utm_source=ACRI+-+Contacts&utm_campaign=d7a0c0dc8a-Opening_of_Knesset_Winter_Seat10_31_2011&utm_medium=email

e questo il feroce commento dell'Associazione per i Diritti Civili in Israele:

http://www.acri.org.il/en/wp-content/uploads/2011/10/Basic-Law-Jewish-State-ACRI-position-ENG.pdf?utm_source=ACRI+-+Contacts&utm_campaign=d7a0c0dc8a-Opening_of_Knesset_Winter_Seat10_31_2011&utm_medium=email

Raffaele Ladu

Uno stato ebraico od uno democratico?

http://www.haaretz.com/jewish-world/the-question-of-israel-as-a-jewish-democracy-1.392975

Si può commentare l'ultima frase dell'articolo: "Se questo non accade, molti israeliani potrebbero trovarsi costretti a lasciare questo rifugio nel Mediterraneo, preferendo vivere da ebrei liberi in un altro paese piuttosto che incatenati dall'ingiustizia in un paese ebraico" ricordando che la Diaspora è nata perché già nell'antichità la maggior parte degli ebrei preferiva vivere sotto sovrani gentili e leggi diverse da quella religiosa ebraica.

Raffaele Ladu

giovedì 20 ottobre 2011

Le sciocchezze di Giulio Meotti


Giulio Meotti è un giornalista de "il Foglio", autore tra l'altro di questo libro sulle vittime israeliane del terrorismo.

Il problema è che dalle colonne di Yedioth Ahronot = Ultime Notizie, il più venduto giornale israeliano, spara a zero contro quelli che considera i più pericolosi nemici di Israele.

I veri nemici ad Israele non mancano, ma quelli contro cui se la prende Meotti sono semplicemente le persone che condividono le critiche maturate in gran parte del mondo contro lo stato-nazione, il quale implica che uno dei popoli che abitano questo stato domini gli altri, per non parlare degli immigrati e degli stranieri.

Nessuno stato è etnicamente puro; nel caso dell'Italia, basti pensare che gli statuti delle regioni Sardegna e Veneto parlano rispettivamente di un "popolo sardo" ed un "popolo veneto", senza che il governo italiano impugnasse lo statuto veneto, e senza che il Parlamento rifiutasse di approvare con legge costituzionale lo statuto sardo. La "Padania" non esiste, ma i sardi ed i veneti hanno convinto il mondo di essere dei popoli.

In Israele il problema è più spinoso che altrove, in quanto è a tutti noto e da non pochi teorizzato che nello stato d'Israele si ha una supremazia degli ebrei verso chi non è ebreo; se le parti fossero invertite si parlerebbe apertamente di antisemitismo, e gli studiosi più malevoli parlano di "Herrenvolk = Popolo padrone", quelli più benevoli di "democrazia etnica" - gli altri non sono nemmeno seri.

La situazione non è irrimediabile, e lo testimonia proprio Meotti, in quanto le bestie nere che lo spaventano tanto sono i molti intellettuali ebrei ed israeliani che si chiedono se veramente uno stato ebraico deve essere fatto in questo modo, anziché essere la dimostrazione di quanto inclusiva ed egualitaria può essere la cultura ebraica (gli scritti più interessanti sulle teorie queer sono opera di ebree come Judith Butler ed Eve Kosofsky Sedgwick), quando critica lo stato nazione anziché sostenerlo con lo zelo del neofita.

Il problema per le persone come Meotti è che non è sostenibile una posizione in cui si vuole che lo stato-nazione opprima a vantaggio degli ebrei in Israele (lo stesso governo israeliano ammise che le discriminazioni contro chi non è ebreo costano ad Israele 6 punti di PIL), ed opprima a danno di tutte le minoranze tranne gli ebrei altrove - la contraddizione sarebbe troppo evidente.

La loro soluzione al problema è cooptare gli ebrei nella nazione dominatrice di tutti i paesi in cui vivono - con sofismi come "radici giudaico-cristiane" della cultura europea, sofismi che molti ebrei rifiutano, in quanto ritengono che, se ebrei e cristiani sono fratelli, lo sono alla maniera di Giacobbe ed Esaù.

La soluzione migliore è quella di rifiutare lo stato-nazione e la sua implicita divisione tra una nazione dominatrice e delle minoranze dominate. La Judith Butler tanto vituperata da Meotti vuole appunto questo.

Ciao, RL

giovedì 6 ottobre 2011

Due lesbiche un pericolo per la sicurezza?!?

[1] http://www.haaretz.com/blogs/the-arms-race/does-israel-s-security-service-deem-lesbian-tourists-a-threat-to-national-security-1.388448

Lo sappiamo, all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv la sicurezza fa tante domande per capire se il passeggero è un pericolo per la sicurezza - ma che una coppia lesbica fosse più pericolosa di due amiche non lo immaginavamo ancora.

L'esposto alle autorità aeroportuali non è stato firmato da un anarchico, ma da un avvocatessa appartenente alla destra nazionalista il cui padre militava nella "Banda Stern", fondata da Avraham Stern, il cui desiderio di liberare Israele dalla presenza coloniale inglese lo indusse a cercare un accordo con la Germania nazista.

Se una donna così e con un padre così ha scritto che le domande rivolte alla coppia erano gratuite umiliazioni, doveva essere vero!

Raffaele Ladu