domenica 29 gennaio 2012

Istigazione al terrorismo

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/palestinian-tv-airs-show-praising-fogel-family-murderer-1.409858

Secondo quest'articolo, la TV palestinese ha trasmesso un programma che ogni settimana ricorda ai palestinesi la sorte di coloro che sono imprigionati in Israele, dedicandolo ad Hakim ed Amjad Awad, condannati per aver ucciso a tradimento (sono entrati di notte nella loro casa) marito, moglie e tre bimbi.

I due assassini sono stati definiti dai loro parenti "leggende ed eroi"; si può osservare che la famiglia sterminata viveva in una colonia, e quindi era tra i violatori della Quarta Convenzione di Ginevra - ma si trattava comunque di civili, ed i civili in guerra si rispettano.

Non c'è nessun paragone tra i due assassini ed i partigiani che hanno liberato l'Italia, ed i palestinesi dovrebbero rendersi conto che programmi TV del genere servono solo a darsi la zappa sui piedi.

Raffaele Ladu

domenica 22 gennaio 2012

Sospeso rabbino fautore delle terapie riparative

http://gaymagazine.likepage.it/2012/01/19/sospeso-il-rabbino-di-amsterdam-appoggiava-il-progetto-di-cura-dallomosessualita/

La stupidità purtroppo è diffusa ovunque. Non ha ricordato nessuno a quel rabbino che secondo una tradizione ebraica il Secondo Tempio fu distrutto per punizione contro l'"odio infondato" che gli ebrei nutrivano l'uno per l'altro? Che cosa crede che sia un documento come quello che lui ha firmato?

Raffaele Ladu

Quando gli israeliani erano profughi

[1] http://www.haaretz.com/jewish-world/the-jewish-film-that-history-overlooked-1.408306

Un bell'articolo di Haaretz che parla del film di Meyer Levin "Gli illegali", un "docufiction" girato nel 1947, quando lo Stato d'Israele non esisteva ancora, che narra le vicende dei profughi ebrei che cercavano di entrare nella Terra Promessa, sotto il naso degli inglesi.

Esodo 22:21 dice: "Non maltratterai lo straniero e non l'opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto", ma ora Israele è uno dei paesi più sparagnini nel concedere lo status di rifugiato [ai non ebrei - perché gli ebrei possono stabilirvisi quando vogliono].

Il film di Meyer Levin ebbe poco successo di pubblico in Israele, ma è ora considerato di qualità eccezionale, ed ha ispirato praticamente tutti i film successivi sull'argomento, come ad esempio "Exodus" di Otto Preminger, e "Kedma" di Amos Gitai; ed un documentario del 1979, "The Last Sea", di Haim Gouri e Jacques Ehrlich, ha citato diverse scene de "Gli illegali", che però, ricordo, non è a rigore un documentario.

Raffaele Ladu

sabato 21 gennaio 2012

Fior di Vagina, figlia di Potere della Vagina, studiosa di Vagina Woolf

Yaara Rozenblit. Più attivista che artista
[1] http://www.haaretz.com/weekend/week-s-end/vagina-envy-1.408309

A giudicare dalla pubblicità, Israele è più morigerato dell'Italia; però il giornale Haaretz ha dedicato un divertente articolo a chi vuol cambiare questo stato di cose, che ora vi traduco.

(quote)


Pubblicato 05:51 20.01.12 (ora di Gerusalemme)
Ultimo aggiornamento 05:51 20.01.12 (ora di Gerusalemme)

Invidia della vagina
Un'artista israeliana cerca di cambiare il messaggio della nostra cultura secondo cui l'organo sessuale femminile è sporco e disgustoso.

Di Tsafi Saar
Tags: Israel culture Tel Aviv Tel Aviv University


E' giovane ed innocente, viaggia per il mondo e ne scopre i segreti. Il suo nome è Fior di Vagina, il personaggio di un fumetto creato da Yaara Rozenblit. A tarda notte, nei bar di Tel Aviv, Rozenblit distribuisce degli opuscoletti a fumetti con protagonista Fior di Vagina, oppure allestisce delle mostre per la strada. Di giorno fa l'insegnante di Pensiero ebraico in un liceo.

Rozenblit, 26, è cresciuta a Givatayim, dove ha studiato arte al Liceo Artistico Thelma Yellin. Ora vive a Tel Aviv. Ha studiato letteratura e filosofia ebraica all'Università di Tel Aviv in un corso di laurea breve per studenti dotati, ed ora sta studiando lì per una laurea in studi di genere.

L'ispirazione per l'eroina dei suoi fumetti nacque in India.

"L'anno scorso è stato un anno balordo", dice Rozenblit, "sia a causa della scuola in cui insegnavo, sia per lo stupido rapporto che avevo con un ragazzo". In estate si recò in India, ed a Dharamsala "incontrai un orefice, indiano. Cominciai a trascorrere del tempo con lui ed a fare tutti i tipi di gioielli. Dopo un po' pensai di aver bisogno di fare qualcosa che mi si addicesse di più, che esprimesse me e quello che sento. Decisi di fare un anello. Samantha in 'Sex and the City' ha il potere dell'anello. E' stato questo a guidarmi", mostrando un dito con un bell'anello d'argento con la forma del genitale femminile circondato da petali.

Dal fumetto di Rozenblit
"Gli amici che mi ero fatta lì vennero al laboratorio dell'orefice", lei dice. "Guardavano e cominciavano a ridere. Egli chiese: 'Cosa? Che cos'è? ... Ed allora gli dissi: Fior di Vagina".

Durante un lungo viaggio in treno lei cominciò ad immaginare la storia dell'eroina, ed in un caffé a Rishikesh lei cominciò a scriverla e ad illustrarla. Nel primo opuscoletto a fumetti di Rozenblit, Fior di Vagina dice come è che è nata da una madre single chiamata Potere della Vagina, che, en passant, è una studiosa di Vagina Woolf. Fior di Vagina vuole amare ed essere amata, e la sua mamma la mette in guardia dai peni che la vedono solo come organo sessuale.

Sempre dal fumetto di Rozenblit
E come reagiscono i clienti dei bar a questi fumetti?

"Le reazioni occupano un ampio spettro, da 'fico!' alle persone che esprimono disgusto. Ed è un eccellente innesco per una conversazione sul femminismo", dice Rozenblit.

Il disgusto, si viene poi a sapere, è espresso dalle donne.

"Gli uomini dicono: 'Che cos'è? Perché ce la porti? Perché dobbiamo vederla?'. Ma alcuni giorni fa la diedi a due ragazze che erano sedute accanto a me in un bar, e loro dissero: 'Urgh! Disgustoso!'"

Un'altra volta, un signore in un bar che non sapeva che l'artista era seduta vicino a lui disse dei suoi fumetti: "Questa è la cosa più fuori che abbia visto in vita mia". "Questo", dice Rozenblit con un sorriso, "è il più grande complimento. Nulla val più di questo".

E come spiega lei che cosa la motiva?

"Spiego che i peni sono considerati un motivo d'orgoglio. I ragazzi si misurano il pene quando sono piccoli, e gli uomini fatti davvero ne menano vanto. Le donne non hanno questo tipo di orgoglio. La nostra cultura manda il messaggio che l'organo sessuale femminile è sporco e disgustoso. Bisogna cambiare questa percezione".

Sovvertire ciò che è accettato

L'opera di Rozenblit si unisce ad una tradizione artistica che ha raggiunto l'apice negli Stati Uniti negli anni '70. L'arte femminista dell'epoca comprendeva una tendenza nota come "cunt art = l'arte della figa" [Johann Sebastian Bach, che ebbe 20 figli da 2 mogli, apprezzerà la traduzione - NdRL]. Artiste come Suzanne Santoro, Karen Cook, Tee Corinne e Judy Chicago volevano cambiare i preconcetti sui genitali delle donne e sostituire l'autodisprezzo con la familiarità, l'affetto ed il piacere.

Secondo la Prof.ssa Tal Dekel PhD, esperta in arte e genere, "Da allora questa tendenza ha avuto i suoi alti e bassi collegati alla reazione che è iniziata dopo la rivoluzione degli anni '70. L'arte della figa riemerge di tanto in tanto come argomento di rilievo tra le artiste femministe, e la sua visibilità è sempre legata a cambiamenti nel discorso politico contemporaneo".

Nel suo nuovo libro, "Gendered: Art and Feminist Theory = Dotata di genere: arte e teoria femminista", Dekel cita Simone de Beauvoir ne "Il secondo sesso": "L'organo sessuale femminile è misterioso per la stessa donna, nascosto, tormentato, mucoso ed umido; sanguina ogni mese, talvolta è sozzo di fluidi corporei, ha una vita segreta e pericolosa. E' soprattutto perché la donna non si riconosce in esso che essa non riconosce i suoi propri desideri" (traduzione dal francese di Constance Borde e Sheila Malovany-Chevallier - ritradotta in italiano da RL).

Nei gruppi di autocoscienza che fiorivano negli Stati Uniti negli anni '70, le donne prendevano familiarità con il loro organo sessuale, per esempio, con l'aiuto di specchi. Impararono ad apprezzarlo.

Come nota Roni Gross nel suo blog in ebraico "Rapporti sessuali", Rozenblit è una delle poche artiste di strada e di fumetto. "L'arte di Rozenblit è un'efficace performance femminista, che internalizza i principi del femminismo della precedente generazione", dice Dekel.

"La sua opera insiste nell'eliminare la separazione tra il privato ed il pubblico sia attraverso l''intervento' sulla strada, sia mettendo in discussione ciò che è 'accettato' come arte adatta ad essere esposta in uno spazio pubblico, sia come sovversione di una posizione più generale che cerca di custodire certe questioni che hanno bisogno di 'privacy': le conversazioni delle donne, od almeno la conversazione tra una donna ed il suo partner, maschio o femmina, nel contesto dei loro rapporti intimi. Questo è il buon vecchio principio per cui 'il personale è politico'. Ed è importante ed affascinante".

Arte per ogni lavoratrice

Rozenblit chiarisce che si ritiene più un'attivista che un'artista. "Non penso che le mie immagini siano splendide, dal punto di vista del talento. E' l'idea la cosa importante".

Lei vuole che i disegni che mostra per la strada "passino per più mani possibile". Essi "dovrebbero fare qualcosa al mondo in prospettiva sociale".

Il suo target, lei dice sono "i miei contemporanei che non hanno interesse né per il femminismo né per l'arte. I giovanotti che frequentano i bar, bevono birra, frequentano l'università e nel frattempo vanno ad una dimostrazione o due, perché questo è quello che sta accadendo ora. Questo non è affatto un pubblico interessato all'arte. Non conosco il pubblico artistico e l'élite artistica".

La motivazione femminista, ella dice, viene dal desiderio di far sentire la sua voce. Essa viene, ella dice, dal riconoscere che "il fatto che io faccia le cose in un modo forse diverso non vuol dire che non sono a piombo. Significa che faccio le cose a modo mio, che io ritengo un modo femminile".

Questo modo comprende delle mostre per la strada, che lei chiama "arte per ogni lavoratrice". Lei incornicia le sue immagini da sé, con le cose che trova per la strada. Nella notte che segue la chiusura di una mostra, lei lascia le sue opere per la strada, e chiunque voglia può prendersele. Questo non è facile, lei dice, specialmente perché lei non sa chi le prenderà.

Gli insegnanti con cui lavora conoscono il suo lavoro e la sostengono, lei dice. Temono solo che il suo libro a fumetti sulla vagina in fiore le cada dalla borsa mentre lei passa per il corridoio della scuola.

(unquote)

Raffaele Ladu

Israele rifiuta la cittadinanza per il marito di un uomo

[1] http://madikazemi.blogspot.com/2012/01/israel-refuses-citizenship-for-israeli.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+SaveMehdiKazemi+%28LGBT+asylum+news%29

[2] http://milk-open-house.blogspot.com/2012/01/vergognosa-discriminazione-in-israele.html

[1] è un caso concreto di ciò di cui si parlava in [2]: l'uruguayano Felice Javier Episcopo e l'israeliano Maayan Zafrir si conobbero online nel 1999 e si incontrarono nel 2001; nel 2005 fu concesso ad episcopo un visto che gli permise di stabilirsi in Israele e convivere con Zafrir, e nel 2008 i due si sposarono in Canada.

Il Ministero dell'Interno israeliano, costretto da una sentenza della Corte Suprema del 2006, trascrisse il matrimonio, ma quando Episcopo chiese la cittadinanza israeliana (per non continuare a richiedere il rinnovo del visto), gli fu rifiutata perché il Ministero dell'Interno ritiene concedibile la cittadinanza solo in caso di matrimonio etero.

Eppure lo scorso settembre era stata concessa la cittadinanza al coniuge gay, non ebreo, di un ebreo; di contro però, il Ministero dell'Interno israeliano rifiutò in dicembre l'ingresso ad un nigeriano maschio che aveva sposato un'israeliana femmina, definendolo non un marito ma un donatore di sperma. Romeo e Giulietta non vivono più a Verona, ma a Gerusalemme.

Tornando ad Episcopo e Zafrir, hanno deciso di appoggiarsi all'organizzazione New Family di Tel Aviv (non si occupa solo di diritti LGBT) per ricorrere contro la decisione del Ministero dell'Interno.

Raffaele Ladu

venerdì 20 gennaio 2012

Vergognosa discriminazione in Israele


Traduzione di:


(quote)

Pubblicato 02:40 20.01.12 (ora di Gerusalemme)
Ultimo aggiornamento 02:40 20.01.12 (ora di Gerusalemme)

Vergognosa discriminazione in Israele

Migliaia di coppie israeliane sono obbligate a sposarsi all’estero od a vivere un’unione di fatto [common-law marriage] a causa della perdurante capitolazione di tutti i governi israeliani, uno dopo l’altro, al dominio dell’establishment rabbinico.

Editoriale di Haaretz

Il fatto che l’Amministrazione della Popolazione del Ministero dell’Interno impedisca ai coniugi degli israeliani gay di ottenere la cittadinanza è un caso chiaro ed oltraggioso di discriminazione. E le ragioni date dall’Amministrazione per questa norma, comunicate mercoledì al reporter di Haaretz Dana Weiler-Polak, riflettono un atteggiamento primitivo.

A causa di quest’atteggiamento, lo stato non riconosce i matrimoni arcobaleno ai fini dell’acquisizione della cittadinanza, dacché essi “non rispondono ai criteri [israelian] per il matrimonio”. Ciononostante, si premura di riscuotere le tasse ed i contributi previdenziali da codeste coppie come se fossero sposate.

In altre parole, quando si tratta di doveri verso lo stato, le coppie gay sono considerate sposate da ogni punto di vista. Ma quando si tratta dei loro diritti, esse sono definite semplicemente come “conviventi”.

Questo è un doppio standard inaccettabile, caratteristico dei peggiori regimi. Le coppie gay hanno diritto al pieno riconoscimento da parte dell’establishment. Ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale è illegittima, perché viola una libertà fondamentale: il diritto di una persona di scegliersi il compagno di vita senza interferenza da parte dello stato.

La primitive norma dell’Amministrazione della Popolazione crea inoltre delle complicazioni inutili, specialmente per le coppie che allevano dei figli. Se il coniuge israeliano muore, per esempio, il coniuge superstite potrebbe perdere i figli. Poiché non è un cittadino israeliano, non li può adottare, e perciò non sarà riconosciuto come il loro genitore, nemmeno se è lui che li ha allevati.

Lo scorso maggio il primo ministro si è vantato davanti al Congresso USA che Israele – al contrario di tutti gli altri paesi del Medio Oriente – offre piena accettazione alla comunità gay e lesbica. Ma le sue vanterie sono sbugiardate dal fatto che lo stato ha affidato le decisioni sullo status personale di ogni israeliano ad un monopolio ultraortodosso che sta diventando sempre più estremista.

Migliaia di coppie israeliane sono costrette a sposarsi all’estero od a vivere un’unione di fatto [as common-law spouses] a causa della perdurante capitolazione di diversi governi israeliani, uno dopo l’altro, al dominio dell’establishment rabbinico. Data questa realtà, è dura perfino immaginare che lo stato offra completo riconoscimento ai diritti delle coppie arcobaleno.

Per quanto il pubblico israeliano sia aperto e pratichi il “vivi e lascia vivere” – specialmente a Tel Aviv, recentemente votata la miglior destinazione al mondo per i viaggiatori gay – l’establishment sta diventando sempre più mentalmente chiuso. Sta amareggiando la vita di tutti i suoi cittadini, e specialmente di coloro che cercano di diventare suoi cittadini.

(unquote)

Provo a spiegare un attimo un dettaglio che non tutti conoscono: in Israele non c’è il matrimonio civile nemmeno tra gli etero, e le coppie che non vogliono o non possono sposarsi religiosamente devono andare all’estero e chiedere la trascrizione del matrimonio al Ministero dell’Interno.

Il Ministero acconsente sempre, perché è oltretutto obbligato da alcune sentenze della Corte Suprema d’Israele, e concede al non israeliano (purché non sia palestinese, perché qui interviene una legge che è stata fortemente criticata in un nostro blog, nel paese d’Israele, e nella Diaspora) di venire a vivere in Israele; ma quando si tratta di concedere la cittadinanza, nasce la discriminazione tra etero (sì) ed omo (no). 

Queste ed altre notizie che filtrano da Israele fanno pensare che non ci sia affatto identità d’interessi tra persone LGBT e stato d’Israele (come invece sostengono i pinkwashers) – e che questo vada giudicato come ogni paese per quanto riguarda i diritti dei gay: per alcune cose migliore dell’Italia, per altre paragonabile, per altre ancora peggiore.

Il confronto con gli altri paesi del Medio Oriente è utile, ma spesso ci si dimentica che Israele è un paese OCSE ed è una democrazia, quindi è inevitabile che lo si confronti innanzitutto con i paesi simili a lui – Balotelli, per dimostrare le sue doti, non si mette certo a giocare a calcio con me!

Raffaele Ladu

Oggi è il 70° della Conferenza di Wannsee

La villa in cui si tenne la Conferenza
[1] http://www.haaretz.com/jewish-world/european-leaders-to-mark-70th-anniversary-of-nazi-wannsee-conference-1.408220

A Wannsee, in questa villa, furono decisi i dettagli della Soluzione Finale; la celebrazione del 70° anniversario servirà anche a combattere le equivalenze proposte tra la Shoah nazifascista e le persecuzioni portate avanti dai regimi comunisti - assai deplorevoli e non certo da dimenticare od occultare, ma di ben diverso carattere.

Come ha dichiarato Lord Janner di Braunstone, "A settant'anni dalla decisione più importante di quelle che hanno portato all'Olocausto, la memoria dell'Olocausto è sotto un attacco senza precedenti da parte di stati dell'Unione Europea, specialmente la Lituania. Quest'iniziativa serve a conservare la verità storica a beneficio di tutti gli europei. Se perdiamo il vero significato di un genocidio, perdiamo il significato di tutti i genocidi. Se tutto è genocidio, niente è genocidio".

Raffaele Ladu